GARTH STEIN «L’ARTE DI CORRERE SOTTO LA PIOGGIA»

[Quando un cane muore, la sua anima è libera di correre finché non è pronto a rinascere.]

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Qualche mese fa, in aprile, è uscito un post che ho dedicato agli animali ed in particolare al mondo dei cani ed alla mia adorata Luna. Amo profondamente tutti gli animali e cerco, dove e per quanto possibile, di rispettare il loro ambiente e la loro natura. Impazzisco però per i cani, per tutte le razze ed in particolar modo per quelli più piccini come dimensioni: ho una passione per i bassotti (ma ho di fatto preso una barboncina!).

Tutto è nato dopo aver visto in televisione il film «Attraverso i miei occhi», che ha per protagonista Enzo, un bellissimo e dolcissimo Golden Retriever. Il film è tratto dal libro «L’arte di correre sotto la pioggia» di Garth Stein. Se il film è emozionante e coinvolgente, paradossalmente, il libro lo è ancora di più. L’ho letto tutto d’un fiato, capitolo dopo capitolo, lacrima dopo lacrima. Di lacrime ne ho versate tante e sin dalla prima pagina. Ero in metropolitana, uscita dal lavoro, stanca e sfatta dopo una lunga giornata, con una faccia probabilmente già stravolta per lo stress del lavoro, mi sono messa a leggere il libro e ho iniziato ad avere il magone, un nodo che dalla bocca dello stomaco è salito su fino alla gola e poi sono arrivate le lacrime. La gente che mi avrà notata in quello stato veramente pietoso e imbarazzante avrà pensato le peggio cose sul mio stato mentale.

La storia raccontata nel libro è appunto quella della vita del cane Enzo, del suo attaccamento al padrone ed alla sua famiglia umana. Enzo è un cane sì, ma è fortemente umanizzato e per questo il racconto è tanto coinvolgente ed emozionante. Enzo ha la grande capacità di ascoltare chiunque parli con lui; è un cane e non sa parlare (a causa della sua lingua troppo lunga, troppo floscia e troppo molle), ma, come lui stesso osserva, è un grandissimo ascoltatore. Enzo in qualche maniera invidia il suo amato Denny perché umano e sogna, anzi sa, che dopo la sua morte si reincarnerà in un umano e finalmente potrà dare il meglio di sé.

«Ero stupito dal loro comportamento; come dev’essere difficile essere una persona. Dovere reprimere di continuo i propri desideri. Doversi preoccupare di fare la cosa giusta, invece di quella più comoda. In quel momento, ad essere sinceri, avevo dei seri dubbi sulla mia capacità di interagire a quei livelli. Mi chiedevo se sarei mai diventato l’essere umano che speravo.»

Enzo è anche un grande appassionato di programmi televisivi e soprattutto di documentari che raccontano dell’evoluzione umana e animale. La televisione è una grande compagnia per Enzo che trascorre molto tempo in casa da solo mentre Denny è al lavoro. Un giorno Enzo vede un bellissimo documentario che parla di come i cani in Mongolia, dopo la morte, vengano sepolti su delle alture per far sì che le loro tombe non vengano calpestate da nessuno. La loro anima, finalmente libera, può correre per i dolci pendii delle montagne sino a che non si sente pronta per vivere una nuova vita reincarnandosi finalmente in un uomo.

«Una volta ho visto un documentario. Parlava dei cani in Mongolia. Diceva che quando un cane è pronto a lasciarsi alle spalle la propria esistenza da cane, si reincarna in un uomo. (…) Questo documentario diceva anche che, quando un cane muore, la sua anima è libera di vagare nel mondo che ci circonda. È libera di correre per il mondo, per i campi, di godersi la terra, il vento, i fiumi, la pioggia, il sole, il … Quando un cane muore, la sua anima è libera di correre finché non è pronto a rinascere. (…) Quando rinascerò uomo, troverò Denny. Troverò Zoe. Andrò loro incontro, stringerò loro le mani e dirò che li saluta Enzo. Loro capiranno.»

Enzo adora le macchine da corsa e le gare automobilistiche, passione ereditata ovviamente dal suo amato umano di riferimento che per vivere fa proprio il pilota di auto da corsa. Un giorno Enzo riesce anche a realizzare il suo sogno più grande perché Denny, legandolo al sedile anteriore dell’auto, lo porta in pista durante le prove di una gara.


«Su quel viaggio non c’è altro da dire, perché non c’è niente di più incredibile di quei pochi giri veloci che Denny mi regalò. Fino a quel momento avevo pensato di amare le corse. Avevo razionalizzato che mi sarebbe piaciuto trovarmi a bordo di un’auto da corsa. Fino a quel momento io ancora non lo sapevo. Come fai a saperlo se non ti siedi a bordo di un’auto e non vai a velocità di gara. non prendi le curve ai limiti dell’aderenza, non freni a un pelo dalla chiusura della traiettoria, con il motore che ti implora di portarlo alla linea rossa? Per il resto del viaggio camminai ad un metro da terra. Sognavo di provare ancora la velocità, ma sospettavo - e, come risultò, avevo ragione - che difficilmente ci sarebbe stata un’altra occasione di farmi fare un giro in pista. Mi restava sempre il ricordo, però; la mia esperienza da rivivere nella mente ogni volta che volevo. Abbaiare due volte vuol dire più forte. Da allora, a volte quando dormo mi capita di abbaiare due volte, perché sogno Denny al mio fianco sulla pista di Thunderhill, noi due insieme che giriamo veloci sul circuito e io che abbaio due volte per dire più forte. Un altro giro, Denny! Più forte!»

Enzo invidia a Denny il suo “pollice opponibile”, la sua capacità di parlare e farsi comprendere e la lingua sciolta che gli permette di articolare i suoni. Enzo è assolutamente un cane diverso da tutti gli altri, un cane con un profondo senso umano, un animale che frena il suo istinto ancestrale per essere più apprezzato dalla sua umana famiglia, un cane dolce, fedele ed estremamente affettuoso.

«Io gli posai la testa sulle gambe e lo guardai. “A volte penso che tu mi capisca davvero” aggiunse. “E’ come se ci fosse una persona lì dentro. Come se tu sapessi tutto.” È così, dissi tra me. È così.»

Ma Enzo è un cane ed anche se cerca in tutti i modi di cambiare sé stesso e la sua natura, di frenare i suoi istinti primordiali e di uniformarsi a Denny, resta pur sempre un dolce e amabile quattrozampe.

«Ecco cosa adoro fare: adoro correre nei campi di erba bagnata, quando è un po’ che non la falciano, adoro correre con il muso a terra, immerso dell’erba e negli spruzzi d’acqua. Immagino di essere un’aspirapolvere, che risucchia gli odori, la vita un filo d’erba. Mi ricorda la mia infanzia alla fattoria di Spangle dove non c’era la pioggia, ma c’erano i campi e l’erba, e io correvo. (...) Mentre Denny seguiva il sentiero, io risalivo e scendevo i pendii, mi acquattavo tra gli arbusti e fingevo di essere un agente segreto, oppure correvo più veloce che potevo tra gli ostacoli e facevo finta di essere un predatore, come quelli dei film; andavo a caccia di qualcosa, inseguivo la mia preda.»


Ho sempre preferito leggere i libri piuttosto che vedere i film in televisione o quantomeno preferisco prima leggere il libro e poi magari vedere anche il film che è stato creato ad hoc su quel tale romanzo. L’uomo è dotato di una qualità sorprendente: l’immaginazione. È così bello leggere e immaginare con la fantasia quello che si sta leggendo; ricreare nella propria testa i personaggi delle storie e sognare l’ambientazione che nei libri viene sempre descritta nei minimi dettagli. Vedendo il film invece, si perde molto di tutto questo, si perde la parte dell’immaginazione perché il film mette tutto a disposizione e la magia svanisce. Sono una grande sostenitrice dei libri verso i film e soprattutto dei libri cartacei verso quelli digitali.

Il romanzo non è adatto ai deboli di cuore. Come vi ho già detto ho pianto dall’inizio alla fine ed anzi soprattutto alla fine quando Enzo piano piano si abbandona dolcemente alla morte. Ho pianto perché sono una persona estremamente sensibile, ma ho pianto anche perché questo momento mi ha ricordato tristemente la morte del mio adorato Charlie. Perdere un animale da compagnia è straziante e solo chi lo ha provato lo sa. Il senso di impotenza prima e di vuoto poi è indescrivibile e inconcepibile per tutte quelle persone che non ci sono mai passate e che soprattutto non hanno mai vissuto questo genere di lutto e di dolore.

Ricordo come fosse ieri quando, una sera ai primi di luglio del 2019 portai in braccio il mio adoratissimo Charlie dal veterinario. Era stremato, sfinito e sfiancato da una malattia cardiaca che lo devastava da tempo. Era irriconoscibile, era arrivato al limite della sopportazione e ricordo con tristezza gli ultimi giorni che abbiamo trascorso assieme, quando lui mi guardava ed era come se mi implorasse di porre fine ad una sofferenza estrema, indicibile e inimmaginabile. Quella sera sentivo dentro di me che sarebbe stata la fine. Ricordo il dottore che, dopo avergli fatto degli esami, mi fissava per trovare il modo migliore di dirmi che quella era davvero la nostra ultima fermata, la fine di tutto, del nostro viaggio assieme. Io che dovetti prendere la decisone finale, una stretta al cuore perché se da un lato sapevo che stavo facendo la cosa giusta, dall’altro non potevo essere io a dover decidere di porre fine ad una vita anche se quella stessa vita mi supplicava di fare qualcosa. Ricordo il suo corpicino caldo tra le mie braccia, non l’ho abbandonato un attimo. Ricordo i suoi occhi e il suo odore. Ricordo che non si reggeva in piedi e che lo stringevo forte al petto sussurrandogli mille dolci parole. Io ero li accanto a lui e non me ne sarei mai andata, lo avrei accompagnato, lo avrei cullato sino all’ultimo respiro, sino all’ultimo battito. Ricordo i suoi occhi che si chiudevano piano piano ed il suo cuore che rallentava sempre di più sino a cessare di battere. Ricordo il suo corpo freddo tra le mie braccia ed io che non potevo staccarmi da lui, non me ne volevo andare senza di lui, lo volevo portare con me e non potevo. Ricordo il dottore che mi disse, credo per farmi piacere, che ogni volta che nelle aiuole delle strade avessi visto dei fiori colorati avrei dovuto pensare al mio Charlie, perché lui era lì, libero di correre, felice e allegro, senza più dolori, perché le ceneri degli animali dopo la cremazione vengono utilizzate come fertilizzante naturale. Sul momento non avevo capito, ma ora so che anche lui cercava solamente un modo per consolarmi. Nessuno lo avrebbe mai trovato il modo, ma ci provò e lo fece per me.

«Quando tornerò in questo mondo, sarò un uomo. Camminerò tra voi. Avrò una lingua piccola e agile con cui leccarmi le labbra. Stringerò la mano di altri uomini afferrandola saldamente con il mio pollice opponibile. E insegnerò alla gente tutto quello che so. E tutte le volte che vedrò un uomo, una donna o un bambino in difficoltà, tenderò la mano, sia in senso fisico sia metaforico. Offrirò una mano. A lui. A lei. A voi. Al mondo. Sarò un bravo cittadino, un ottimo compagno con cui affrontare le fatiche che la vita impone a tutti noi.»

[Questa è una foto di me con il mio amatissimo Charlie]


Non mi resta quindi che augurarvi una buona lettura!



Affettuosamente vostra,

Elena
@ilbellodelledonne_blog




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