INCONTRI 2.0 ... TINDER


Mi stuzzica l’idea di condividere con voi un nuovo argomento, un po’ diverso dal solito ed allo stesso tempo molto attuale e se vogliamo per nulla semplice e scontato: gli incontri 2.0, ovvero i cosiddetti incontri di nuova generazione che dividono l’opinione pubblica e che fanno discutere (!), con specifico riferimento ad una applicazione che sicuramente tutti voi ben conoscerete - TINDER!

Al giorno d’oggi sembra non essere più possibile e nemmeno pensabile, conoscere gente in un bar, in un locale la sera, in un teatro, in un cinema, insomma in un luogo pubblico e di aggregazione. Questa tipologia di incontri sembra infatti, da doversi considerare obsoleta e superata in favore dei più moderni incontri 2.0 che iniziano con un approccio esclusivamente online e che dunque risultano essere più effimeri e impalpabili. Questa nuova tipologia di incontri aveva iniziato a prendere piede già all’inizio degli anni duemila per poi affermarsi e letteralmente spopolare più recentemente, tra il 2020 ed il 2021, complice ovviamente il periodo storico che, causa pandemia, siamo stati costretti a vivere. Se infatti, era già molto difficile pre covid avvicinare una persona, con il periodo di chiusura forzata che abbiamo vissuto, è diventato praticamente impossibile conoscere gente nuova perché per un lungo periodo siamo stati costretti in casa. Questa grave situazione pandemica ci ha tolto infatti, tra le altre cose, il piacere di socializzare e di relazionarci con gli altri, di poter organizzare incontri e feste, di riunirci e radunarci, ma anche più semplicemente di uscire a mangiare una pizza con familiari o amici. Insomma, anche chi TINDER lo ha sempre disprezzato, ad un certo punto ha iniziato a rivalutarlo e quindi ad usarlo e, cosa ancora più incredibile, ad utilizzare applicazioni sul genere di TINDER e simili, che consentono incontri per l’appunto virtuali, non sono stati (non sono) solamente i giovani ed i giovanissimi, ma anche e soprattutto (statistiche alla mano!), persone un poco più avanti con l’età: parliamo di quarantenni, cinquantenni e via dicendo.

La difficoltà, sempre maggiore, di comunicare apertamente, di approcciare persone in spazi comuni ed il diffondersi sempre maggiore di questa situazione emergenziale, tutto ha contributo a far avvicinare sempre più persone al mondo virtuale. Il fatto di avere a disposizione uno schermo (di un cellulare o di un tablet), che ci tuteli e ci protegga, che non ci esponga direttamente al pubblico ludibrio in caso di un sonoro “due di picche!”, ma anche, in alcuni casi, che ci permetta di nasconderci e fingerci ciò che non siamo, ha incrementato a dismisura l’utilizzo di queste applicazioni.

Vorrei ora parlarvi nello specifico di TINDER, una applicazione che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo installato sul nostro smartphone e che abbiamo utilizzato e lo metto, anche io tempo fa, sono caduta nella “rete”! 

La mia personale esperienza con questa applicazione è stata breve anzi brevissima, ma devo dire parecchio “intensa”. Anche io, come molti, nel bel mezzo di una pandemia, chiusa in casa, senza o pochi contatti con il mondo esterno e soprattutto da single (ci tengo a precisarlo perché su questi siti non è mai scontato, anzi!), ho deciso di provare ad entrare in questa "realtà parallela". Ho scaricato l’applicazione nella primavera 2020 ed ho seguito, passo dopo passo, tutto quanto mi veniva chiesto per la registrazione. Tutto molto semplice e intuitivo. Il sito chiede infatti, che venga inserito un nome - che ovviamente può essere fittizio (!) -, qualche indicazione sull’età, sulla città in cui si vive, una breve presentazione (la cosiddetta BIO), e quindi di inserire almeno una fotografia. Tutti i dati che vengono chiesti dal sistema, in realtà, possono essere falsificati così come le foto che vengono caricate, ma a questo punto una domanda sorge spontanea ai più, ovvero: «se siete arrivati a scaricare una applicazione che vi permetta di conoscere gente (per i più disparati motivi siete arrivati fin qui), che senso ha ora mentire? Che senso ha utilizzare dati fasulli o inserire foto di amici o parenti con un fisico mozzafiato, se siete invece bruttini o sovrappeso? Che senso ha scrivere nella biografia che amate il mare, gli animali o che amate leggere quando invece non avete mai aperto neanche il fumetto di Topolino?!» Semplice, molti vi risponderanno che è tutto creato ad arte «per attirare l’attenzione di un maggior numero di persone!». Ma lo sapete oppure no che prima o poi dovrete abbandonare questo schermo fatto di menzogne ed incontrale dal vivo le persone con cui iniziate una conversazione? (Vuoto assoluto ... mi immagino l’unico neurone che scappa inebetito a destra e a sinistra o anche balle di fieno che rotolano spinte dal vento in un campo arido!). L’applicazione permette di conoscere gente ovunque nel mondo ed in tempo reale, ma tutto questo presuppone che, dopo una breve e logica conoscenza virtuale iniziale, le persone si incontrino fisicamente e soprattutto nella realtà; molti utenti però, questo lato del sistema tendono a non considerarlo affatto.

Un’altra domanda che mi sono più volte trovata a porre ai ragazzi con cui mi mettevo a chiacchierare è la seguente: «perché preferisci scaricare un’applicazione come questa piuttosto che conoscere una ragazza da vivo?». Risposta: «perché dietro ad uno schermo, l’eventuale rifiuto lo si vive in maniera nettamente diversa», perché - aggiungo io -, lo schermo maschera e nasconde la timidezza di molti, perché dal vivo ci sentiamo più impacciati, fragili e vulnerabili, perché in questo “mondo virtuale” possiamo al tempo stesso essere noi stessi e dire subito quel che andiamo cercando, come, al contrario, possiamo fingere di essere persone che non siamo, semplicemente per attirare l’attenzione.

Ma torniamo a noi ... Dopo aver creato e attivato il profilo, si è subito pronti per entrare nel vivo dell’applicazione!

In base a tutte le caratteristiche inserite ed a complessi lavori di algoritmi, incroci di dati e compatibilità, TINDER, nel giro di pochissimi minuti, vi fornisce un elenco (non dico infinito, ma abbastanza vasto) di candidati/e tra cui scegliere! Nel mio caso hanno iniziato a comparire una serie di profili maschili - perché avevo ben specificato il mio orientamento sessuale - di età compresa tra i 30 ed i 40 anni, accompagnati tutti da una o più fotografie e, se erano stati bravi, anche da una breve BIO in cui descrivevano loro stessi, i loro interessi e le loro passioni. A questo punto occorre iniziare con una prima quanto inevitabile scrematura: mettere "like" alle persone che sembrano “interessanti” ed al contrario "eliminare" i profili di quei ragazzi che a prima vista, non sembrano compatibili. Il tutto ovviamente è avvenuto, almeno per quel che riguarda me, sulla base di un primo impatto fisico e quindi poi sulla base di eventuali interessi e passioni che potevano accomunarci. Nel momento in cui anche l’altra persona mette un like, ovvero esprime un apprezzamento/una preferenza per te, allora si crea un "match" e si potrà aprire una conversazione. Se io esprimo una preferenza per te, ma tu non la esprimi per me, o viceversa, beh allora in quel caso non ci conosceremo mai!

Vi confido che non ho mai iniziato nessuna conversazione. Ho sempre aspettato che fosse l’uomo, in quanto uomo, a dimostrare un po’ di brio e ad intavolare un dialogo magari anche con qualche battuta di spirito, interessante e non scontata. Non vi nego che sin da subito mi sono molto divertita! All’inizio i match sono davvero tanti e quindi si inizia a parlare con una serie molto vasta di persone e subito si possono trovare delle affinità come anche delle discordanze. Ma nel caos che si crea, troppe persone che scrivono, a cui rispondere e a cui dar retta, va a finire che ci si perde e che si inizi ad odiare l’applicazione. Ed ecco che diventa necessario fare una seconda, grande, scrematura. Io personalmente, ho “scartato” quei ragazzi che buttavano lì un solo e semplicissimo «ciao» e tutti quelli che, dopo due parole, mi chiedevano di incontrarsi. Ho voluto invece approfondire e chiacchierare un po’ più a lungo con quei ragazzi che ho ritenuto più interessanti di altri prima di decidere se era il caso di vedersi nella realtà oppure no. Come ultima cosa arrivavo sempre a scambiare i contatti di Facebook o di Instagram giusto per avere la possibilità di vedere qualche foto in più (N.B. non guardate mai le foto pubblicate, perché ovvio che ognuno pubblica solo le immagini migliori di sé stesso, ma prestate invece particolare attenzione alle foto in cui ci sono i tag degli amici; quelle sono sempre rivelatorie!).


Nella massa, ho quindi avuto modo di selezionare un primo ragazzo con ho deciso di uscire e di cui mi sono immediatamente pentita. Classico ragazzo carino, ma estremamente timido, riservato e di pochissime parole. Decidiamo di uscire una sera per fare una passeggiata e per chiacchierare e già da questo primissimo appuntamento capisco che lui non è un ragazzo intraprendente, ma al contrario chiuso e riservato. Dal momento che non sono una persona affrettata e capisco che il primo appuntamento al buio può non sempre risultare facile causa imbarazzi vari, ecc., pochi giorni più tardi, quando mi ricontatta, decido di concedergli una seconda possibilità. Riflettendo, in un primo appuntamento, è abbastanza normale essere agitati e nervosi e quindi non riuscire a parlare molto. Mi propone un’uscita a cena e mi porta in un piccolo ristorante carino ed elegante ed ecco che in quella circostanza penso, per un solo istante, che la serata sarà migliore della precedente e invece, dopo poco mi accorgo che niente è cambiato. Lui sempre di pochissime parole, io che cerco di fare conversazione e l’imbarazzo che cresce sempre più. Finalmente finiamo di cenare e io non vedo l’ora che mi riporti a casa per chiudere quel capitolo e buttarmi nel letto. Ma vogliamo finire così la serata? Certo che no! Mi accompagna a casa, io lo saluto frettolosamente e faccio per scendere dalla macchina quando lui mi dice, testuali parole: «Ti ho offerto la cena e te ne vai così?!». Resto immobile, sconcertata, tra lo stupita e l’imbarazzata. Avrei potuto, credo, in quel momento diventare una persona violenta, ma mi sono trattenuta e sono scappata sbattendo lo sportello dell’automobile.

Detesto in generale le persone che vivono secondo la regola del “do ut des”, letteralmente del “do a te, perché tu dia a me”. È un modo orribile di concepire la vita, di concepire qualsiasi aspetto, ma soprattutto è orribile sentirsi dire quel - ti ho pagato la cena e ora mi aspetto che tu mi dia qualcosa in cambio - da un ragazzo appena conosciuto.


Passa qualche settimana e, determinata dal non farmi abbattere alla prima delusione, conosco un secondo ragazzo che sembra simpatico e divertente. L’approccio è tutto diverso; usciamo a mangiare un gelato, chiacchieriamo tantissimo, ridiamo, è spiritoso e sì, è troppo bello per essere vero. Infatti, tempo quattro, cinque uscite, scompare, svanisce nel nulla senza una spiegazione semplicemente non rispondendo più ai messaggi. Da un giorno con l’altro non si fa più sentire e io rimango senza parole e questa volta anche un poco dispiaciuta.

Sono incappata subito in due tipologie classiche di ragazzi che si incontrano facilmente su TINDER: (1) quello che ha solo voglia di s****** e (2) quello che ne frequenta veramente tante, troppe, tutte insieme e che poi si stanca e scompare senza spiegazioni e senza un apparente motivo: semplicemente ha trovato di meglio!

Delusa e un po' abbacchiata, volevo cancellare il profilo quando, a estate ormai inoltrata, ho conosciuto un ragazzo fantastico, dolce e intelligente che è riuscito a rubarmi il cuore. Ed ecco che quindi la mia esperienza su TINDER è finita nel migliore nei modi, come si dice in questi casi, si è conclusa con un meraviglioso lieto fine!

In sintesi posso dirvi quindi che questa mia esperienza assolutamente stramba e divertente, qualcosa di bello nella mia vita lo ha portato e invece sono curiosa di sapere: a voi come è andata?



Affettuosamente vostra,

Elena
@ilbellodelledonne_blog





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