Chi è Tamara Fumagalli?
Tamara nasce a Lecco il 15 luglio 1978. Nel 2002 si laurea in Lingue e Letterature Straniere con lode presso l'Università degli Studi di Bergamo e, dopo aver conseguito l'abilitazione all'insegnamento, insegna inglese alla scuola secondaria di primo grado. Si sposa nel 2008 con Daniele e nel 2010 nasce la loro figlia, Emma.
Tamara ama moltissimo viaggiare e niente è in grado di fermare questa sua enorme passione, nemmeno la sclerosi multipla che le viene diagnosticata nel 1999. Tamara inoltre, adora scrivere. È infatti autrice del libro «La mia ordinaria vita straordinaria», con il quale ha vinto il premio letterario Città di Castello nel 2021. Sempre nel 2021 esce un altro suo scritto dal titolo «24 doni per Natale» edito Albatros, di cui però vi parlerò ampiamente nel prossimo post che (vi anticipo!), uscirà a brevissimo!
[Tamara Fumagalli]
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TRAMA DEL LIBRO
"Cosa rende straordinaria una vita ordinaria? Si passa spesso troppo tempo a cercare di rispondere a questa domanda, forse perdendoci dettagli e particolari che diamo per scontati, ma che contribuiscono a rendere unica la nostra esistenza. Tamara ogni giorno cerca di fare in modo che la sua via sia splendidamente ordinaria: una famiglia felice, una professione appagante e le vacanze, gli amici, le piccole avventure del quotidiano rese straordinarie da una malattia che immobilizza il corpo, ma non il cuore e lo spirito. A diventare eccezionali, così, non sono solo le difficoltà ma anche le soluzioni e, soprattutto, le persone che ci circondano e ci vengono in aiuto per fare in modo che tutto sia perfettamente ordinario, che insomma tutto funzioni, nonostante le barriere, anche grazie alla resilienza che ciascuno di noi può trovare dentro di sé. Tamara ci insegna che c’è sempre una soluzione, anche se il problema si chiama sclerosi multipla, non c’è ostacolo che non si possa affrontare e, se questo richiede una deviazione del percorso, non è detto che la nuova strada sia meno entusiasmante".
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Il libro di Tamara Fumagalli è stato realizzato come se fosse una semplice conversazione tra lei stessa, autrice del libro, ed il fortunato/la fortunata lettore/lettrice; una conversazione, uno scambio di pensieri ed esperienze, la forma più vera, immediata e diretta di condivisione di storie ed emozioni, perché contempla il guardarsi negli occhi.
Leggendo il racconto, sembra quasi di essere seduti al tavolino di un bar chiacchierando con una cara, vecchia, amica perché Tamara ha questa grande capacità di saper avvolgere e coinvolgere il lettore portandolo direttamente all’interno della sua vita, della sua quotidianità e della sua casa, facendolo passare dalla porta principale e facendolo sentire accolto e importante.
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«Ricordo di una sera, quando avevo intrapreso un breve passeggiata a piedi con mia mamma, (...) si è fatta strada in me la consapevolezza di poter soffrire di una malattia che mi avrebbe ridotto su una sedia a rotelle. Tale pensiero mi ha portata a dire a mia mamma che non sarebbe stato importante: anche se avessi smesso di camminare, avrei fatto come l’altra parte del mondo che è in sedia a rotelle e quindi avrei usato le mie ruote per continuare a vivere. (...) Adesso, ripensare a quella frase detta sedici anni fa, (...), quando ero totalmente inconsapevole di ciò che sarebbe avvenuto veramente sedici anni dopo, mi dà forza. Ho sempre creduto al fatto di non arrendermi mai, al prendere atto che muoversi non con l’uso delle gambe, ma grazie a delle ruote, autonomamente, o spinta da qualcuno, non avrebbe mai potuto fermare la mia voglia di vivere, la mia mente e tantomeno il mio cuore. Ho sempre creduto al fatto che la vita sia soltanto una, alla constatazione che dalla tua vita non puoi sfuggire e che la devi vivere così come ti viene impacchettata e regalata: sia essa un dono gradito o un regalo che vorresti buttare. Non ne puoi sfuggire, non c’è la possibilità di reso o cambio mostrando lo scontrino: nei pacchetti regalo non c’è ricevuta. È il pacchetto della VITA: sei intrappolato all’interno dei suoi intrecci e dei suoi vagoni che, come montagne russe, si muovono su rotaie che si inerpicano lentamente e difficoltosamente lungo aspre salite, (...), ti tolgono il fiato e ti fanno sentire vivo. (...). Dall’ottovolante della vita non puoi scendere (...) e allora, tanto vale divertirsi, il biglietto è stato pagato e non ci sono fermate intermedie: dritti al capolinea!».
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È sconvolgente come da ogni singola riga, pagina del libro e capitolo, Tamara sappia far emergere il grandissimo amore che prova per la VITA!
Ho letto il libro tra sorrisi, occhi lucidi per la commozione ed anche qualche lacrima perché Tamara, raccontando la sua vita, mi ha fatta emozionare molto spesso. Cara Tamara, puoi essere certa di una cosa, la tua vita sarà anche ordinaria e semplice, ma sei tu che la rendi straordinaria perché sei una persona intelligente, allegra, solare, estremamente sensibile, sempre entusiasta della vita e questo nonostante tutto quello che di difficile hai già dovuto affrontare lungo il tuo cammino. Sei tu che migliori la vita di chi sta accanto, e sono proprio queste persone a doversi ritenere estremamente fortunate perché ti hanno nella loro vita giorno dopo giorno.
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«È stato in quel momento, guardando quell’iniquo, sporco rifiuto di plastica che rendeva complicato muovermi, che mi sono resa conto che, forse anche io agli occhi di molti potevo essere accomunata a un rifiuto: anch’io impedivo a chi viveva accanto a me di muoversi liberamente e di poter vivere a passo spedito. Anche io avrei potuto essere cacciata via, esattamente con la stessa facilità con cui ci si può liberare di un sacchetto dell’immondizia. Io però non riuscivo a liberarmi di quella sportina: era pesantissima, avvinghiata indistricabilmente e il pensiero che anche io potessi avere quel peso per le persone che mi circondavano è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. (...) Ho pianto, singhiozzato, ho stretto i pugni e li ho picchiati contro le mie ginocchia. Ho malmenato le mie gambe e ho sentito le lacrime e la rabbia nascere nella mia pancia, prima di sgorgare dagli occhi, singhiozzare dal naso e gridare dalla bocca. (...) non potevo trattenermi. (...) Ho imparato che piangere mi fa bene e quindi ogni tanto mi chiudo in bagno, apro il rubinetto dell’acqua di modo che nessun possa sentirmi singhiozzare e battere i pugni contro le mie gambe disubbidienti (...) e grido la domanda che non può avere risposta “Perché proprio a me?”».
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Tamara insegna che la vita può metterci difronte a mille difficoltà, che la strada può essere lunga e tortuosa, a volte forse senza soluzioni, ma va vissuta con il miglior spirito possibile, cercando sempre di aiutare gli altri, ma soprattutto cercando di non aver paura di chiedere aiuto. Potremo infatti incontrare lungo il nostro cammino persone che stanno meglio di noi, ma anche che stanno peggio, e allora cerchiamo di vivere la nostra vita in modo straordinario.
Lo stile con cui scrive Tamara è molto semplice e lineare, ma allo stesso tempo è nuovo, fresco e vero! È una lettura adatta a tutti e soprattutto una lettura che può insegnare tantissimo su come vivere sempre al meglio e con il sorriso la nostra vita e su come da ordinaria, siamo noi, solo noi, che possiamo trasformarla in straordinaria!
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«Ti ho raccontato di come io abbia affrontato la consapevolezza della mia patologia, ma soprattutto di come io mi sia illusa di pensare che questa mi abbia portata a vivere in modo straordinario alcuni aspetti della mia vita. La convinzione, più che altro l’insegnamento della speranza, che alcune vicende della mia vita siano straordinarie solamente a causa della mia disabilità, mi aiuta ad affrontare la mia vita ordinaria. In realtà, nella mia vita quotidiana non c’è nulla di straordinario, credo anzi sia un susseguirsi di umiliazioni sia per me sia per chi mi assiste (...) Credo quindi che, anche nella svilente inutile ordinarietà della mia vita, tutta la mia inabilità si riscatti con la gioia del vivere che sgorga dal rapporto con coloro che mi circondano, persone straordinarie che si relazionano con me, ignorando la mia immobilità e considerandomi solamente perciò che io sono e non per come appaio, seduta su una sedia a rotelle.»
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[Il libro di Tamara Fumagalli «La mia ordinaria vita straordinaria»
ha vinto il premio letterario Città di Castello nel 2021]
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INTERVISTA A TAMARA FUMAGALLI
Cara Tamara, ci puoi parlare un po’ di te? Come ti presenteresti ai lettori/lettrici del mio blog?
«Prima di tutto buongiorno! Sono una quarantenne che ama viaggiare, molto testarda e determinata a trovare sempre un modo per avverare i miei desideri!».
[Tamara Fumagalli]
Come è nata l’idea o magari il bisogno di scrivere il libro che hai intitolato «La mia ordinaria vita straordinaria», in cui racconti anche episodi della tua vita molto intimi e personali? È stato un libro “semplice” da scrivere oppure no? Come ti ha fatta sentire scriverlo, lasciandoti completamente andare e mostrando tutta te stessa?
«Andando in giro per il paese dove abito, molto spesso le persone mi fermavano chiedendomi come facessi ad avere sempre voglia di ridere, andare in giro e fare tutto ciò che faccio. Nel 2020, con la pandemia e l'obbligo di non poter allontanarsi troppo, ho iniziato ad incrementare le mie escursioni e ad incontrare sempre più persone e così, tra una salita e una discesa, ho cominciato a scrivere di me, proprio per dare una risposta a queste persone e così è nato il romanzo. La forma in cui è scritto infatti, è un continuo dialogo con il lettore che mi immaginavo potesse leggermi. Il libro è stato semplice da scrivere, mi ha molto divertita ed è stata una piacevole chiacchierata con un nuovo conoscente, appunto il mio lettore. A causa della mia disabilità fatico a scrivere a computer e quindi ovunque mi trovassi non facevo altro che dettare al programma di documenti sul mio telefono frasi e capitoli del libro che piano piano mi venivano in mente. (Tra parentesi anche adesso sto dettando le risposte a questa intervista!). Essendo un dialogo, mi ero ormai immaginata il lettore di fronte a me e quindi mi sentivo in colpa a non raccontare tutta la verità. Di conseguenza, anche se alcuni aspetti erano molto intimi e mi hanno richiesto più volte dalle riflessioni su come scriverli e descriverli, alla fine sono giunta alla conclusione che se volevo parlare di me dovevo essere sincera fino in fondo, proprio per rispetto dei lettori e di tutte quelle persone che domandavano di me. Scrivere episodi vissuti e analizzare le emozioni, i sentimenti e ricordi che mi hanno lasciato, mi ha aiutata anche a capirmi meglio e a comprendere a posteriori tante emozioni che davo per scontato e quindi con questo romanzo ho potuto capire meglio me stessa».
Nel libro ne parli è vero, a tratti ti soffermi, ma com’è nel concreto la tua vita quotidiana, quella di tutti i giorni, con la tua famiglia, con i tuoi amici e il tuo lavoro, quella insomma di quando non viaggi in giro per il mondo?
«Beh, non mi ero dilungata moltissimo nel libro perché non volevo essere noiosa! In realtà la mia vita quotidiana, come spiego nell'ultimo capitolo, non ha assolutamente nulla di straordinario! Da lunedì al sabato mi sveglio presto e come prima cosa mio marito mi fa fare stretching e mi aiuta nel vestirmi, dopo di che vado al lavoro e se invece è il mio giorno libero, oppure se inizio un po' più tardi la mattina, mi diverto a passare la scopa elettrica con la mia sedia a rotelle, e faccio delle piccole faccende domestiche in casa. I pomeriggi li trascorro tra riunioni scolastiche oppure preparando le lezioni per i giorni successivi oppure ancora aiutando mia figlia con i compiti di scuola. Purtroppo faccio molta fatica a cucinare e quindi devo dare istruzioni a chi mi aiuta su dove sono determinati oggetti, eccetera. Ogni giorno devo comunque svolgere almeno mezz'ora di fisioterapia, sempre gli stessi esercizi molto noiosi ma purtroppo fondamentali! Che altro dire? Nel momento in cui sono troppo stanca per svolgere faccende domestiche e per lavorare, anziché stare a guardare fuori dalla finestra leggo oppure scrivo, programmo i miei viaggi, sistemo qualche decorazione stagionale per la casa. Dopo cena mi trasferisco sulla poltrona così finalmente posso allungare le gambe, leggendo un libro o guardando qualche film in tv. Non potendo andare a fare shopping perché, sono costretta a farlo on-line. Certamente mi ritaglio anche del tempo per me, per andare, per esempio, dal parrucchiere e dall'estetista!».

[Tamara Fumagalli]
Tante le cose mi hanno colpito del tuo racconto Tamara, tanti gli episodi divertenti e se ti posso fare una confessione, tante anche le volte in cui mi sono ritrovata commossa e con gli occhi umidi. Mi è sembrato di percepire più volte, quasi di toccare con mano, il fortissimo legame e l’amore travolgente ed incondizionato che tuo marito Daniele e tua figlia Emma hanno nei tuoi confronti. Non scrivi direttamente dell’argomento, ma lo si capisce dagli episodi che racconti, che hai accanto delle persone fortemente amorevoli, protettive; un marito, un uomo che ha ben presente il vero significato della parola “famiglia” e che ti aiuta a vivere, passo dopo passo, questa tua ordinaria vita straordinaria ... Ovviamente sei circondata da tante altre persone a modo loro speciali e fondamentali, i tuoi genitori, le tue amiche e nel libro ne parli anche ... Ma tu cosa ne pensi?
«Le tue parole mi hanno commossa: ti ringrazio moltissimo! Quello che hai detto è la vera verità! Se io non avessi tutte queste persone che mi circondano non sarei nulla: non potrei alzarmi dal letto, non potrei andare al lavoro, non potrei andare in giro e non sarei assolutamente ciò che sono. Quando do questa risposta tutti mi rispondono che le persone mi stanno così accanto e vicine solo perché io non mi lascio mai abbattere e sono sempre alla ricerca di nuove soluzioni con il sorriso e con quel briciolo di pazzia che mi contraddistingue. Mi ritengo fortunata e spesso mi sento in colpa quando penso ad altre persone con la mia stessa disabilità e a volte anche più lieve che invece non hanno nessuno a cui appoggiarsi. Senza la famiglia, gli amici, i parenti non sarei nulla e il mio ringraziamento per loro non sarà mai sufficiente. Non è la mia vita ad essere straordinaria, ma lo sono tutte le persone che mi circondano!».
C’è un punto nel romanzo in cui, pensando alla tua malattia, ti poni la sicuramente lecita domanda «Perché proprio a me?». Sei mai riuscita a trovare una risposta a questo interrogativo?
«Mia nonna mi ha sempre detto che quello che ti capita, ti succede solo perché tu lo puoi sopportare. Anni fa non capivo questa sua affermazione, ma adesso credo di condividerla. È vero razionalmente ed egoisticamente non è giusto che mi sia capitato ciò che mi è successo, ammetto di essere anche cattiva e a volte guardare persone che non sopporto e che stanno benissimo e chiedermi perché loro non hanno nulla ... In realtà tutto ciò che mi è capitato mi ha limitata in alcuni aspetti, ma più passano gli anni più mi rendo conto che queste limitazioni mi hanno fatto scoprire nuovi orizzonti che mai avrei pensato di esplorare e quindi dopo tutto, tante porte mi si sono chiuse, ma altrettante si sono aperte. Conosco persone che effettivamente nella mia situazione si sarebbero lasciate andare, ma io di carattere non l'ho fatto. Quindi probabilmente è successo a me proprio perché io posso gestire la situazione grazie anche a tutte le persone che mi circondano. D'altro canto esiste anche un'altra domanda: perché non sarebbe dovuto succedere proprio a me?».

[Tamara Fumagalli]
Parlaci un po’ della tua passione per i viaggi invece, come e da dove nasce? Soprattutto credo di aver capito leggendoti, che nutrì un forte interesse ed una forte passione per il Regno Unito ... Qual è la vacanza, il viaggio, che ti ha lasciato in assoluto il ricordo più bello e significativo?
«Da quando sono nata adoro viaggiare, conoscere nuovi aspetti e imparare tradizioni, lingue, culture e assaggiare cibi completamente diversi da quelli a cui sono abituata. Credo che sia una passione innata, proprio per questo alle superiori ho scelto di frequentare il liceo linguistico, per poter viaggiare e all'università mi sono laureata in lingue straniere con indirizzo turistico manageriale. Nel mio tempo libero mi piace moltissimo organizzare viaggi, è proprio un hobby! Mi diletto a cercare voli, traghetti, tratti autostradali che non costino troppo. Passo ore e ore a cercare alloggi accessibili per me ma anche carini per chi mi accompagna; leggo guide turistiche e navigo su siti del turismo scrivendo email o anche telefonando per acquisire maggiori informazioni. Mi sono laureata in lingua inglese e mi trovo benissimo in qualsiasi luogo del Regno Unito in cui io mi trovi. Forse perché proprio lì ho conosciuto un approccio alla disabilità che mi ha fatto sentire normodotata e mi sono resa conto di poter fare tutto ciò che i normodotati fanno. Mi sono innamorata della cultura e della società Britannica, forse senza nemmeno un motivo ben preciso. Tra l'altro pochi giorni fa sono anche diventata zia di una splendida nipotina che vive a Cambridge: mio fratello e mia cognata mi hanno fatto un meraviglioso regalo! Qual è il viaggio che conservo nel cuore? In realtà non posso sceglierne uno tra tutti, perché ognuno di loro mi ha lasciato un'emozione, un sapore, una crescita interiore che non potrò mai dimenticare. Il viaggio nella Svezia centrale ha avverato uno dei miei più grandi desideri: vedere un orso polare non in uno zoo ma in un centro di recupero per animali cresciuti in cattività e salvati è stato meraviglioso! Quando invece sono andata a Stoccolma nel cuore dell'inverno mi sono sentita in una cartolina di inverno, incantevole con la neve intorno a me ad osservare un paesaggio da fiaba. A Copenaghen invece mi sono sentita libera; in Germania mi sento sempre come se fossi a casa mia e in Irlanda invece mi sembra di stare a casa di mia nonna! Insomma ogni luogo mi ha regalato un'emozione indimenticabile che conservo nel cuore! Chissà, quando finalmente riuscirò a andare in Islanda, in Canada e in Giappone o in Sudafrica, magari proprio uno di questi luoghi mi regalerà l'emozione indimenticabile su tutte».

[Tamara Fumagalli]
Tornando ai tuoi scritti. Se qualcuno ti chiedesse «Come si fa a scrivere un libro? Esiste un metodo, hai qualche segreto piuttosto che qualche consiglio o suggerimento (che magari hai utilizzato tu stessa in prima persona nei tuoi lavori), da dare a chi vorrebbe iniziare a scrivere un libro o ha appena iniziato a farlo?», tu cosa risponderesti?
«In realtà non si fa nulla per
scrivere un libro: è un bisogno che ti nasce dentro. per me scrivere è
un'esigenza, un modo per fare chiarezza dentro me stessa, per allineare
emozioni confuse nel cuore, riconoscerle e capirle. Una volta che hai scoperto
qual è la tua esigenza di scrivere, non ti resta altro che divertirti. Se devi
scrivere un romanzo con una trama complessa magari parti dalla fine e
ricostruisci l'inizio così tutti i collegamenti sono più semplici. Non ti
dimenticare del dizionario, soprattutto quello dei sinonimi e contrari, decora
le tue frasi, arricchisci i periodi. Mi piace di pensare che scrivere un
libro è un po' come montare l'Albero di Natale: prima lo si monta e poi, solo alla fine, lo si decora! Così come cerco luci, palline, nastri e decorazioni da mettere nel
posto giusto sugli aghi di pino dell'albero, allo stesso modo mi piace girare
le frasi, arricchire di dettagli e trovare aggettivi sostantivi adatti e mai
ripetuti. Ma soprattutto cerca di non scrivere ciò che tutti si aspettano di
leggere. Cerca di stupire ma soprattutto scrivi con il cuore divertendoti e ama
ciò che fai. Non importa dove arriverà la tua scrittura, l'importante è che tu
stia scrivendo!».

[Tamara Fumagalli]
Hai altri progetti di scrittura in corso o per il prossimo futuro?
«Come ti dicevo scrivere è un'esigenza, un bisogno e un divertimento, quindi poco dopo aver finito un libro ho necessità di scriverne un altro e in realtà ne ho già scritto un altro. Chissà se troverò un editore e se piacerà? Poco importa, mi è piaciuto moltissimo scriverlo e adesso sto già pensando al prossimo che verrà!».
E per concludere cara Tamara ti vorrei chiedere ... hai un sogno nel cassetto o li hai già realizzati tutti?
«Ti rispondo con un'altra domanda: come si fa a realizzare tutti i sogni? Per definizione i sogni son desideri e non tutti si realizzano, ma in tutti ci si crede fino alla fine perchè i sogni ci aiutano a sperare e ad essere curiosi nel futuro! Devo dire che diversi sogni nel cassetto li ho realizzati: primo fra tutti quello di scrivere un libro che venisse pubblicato. È da quando ho 13 anni che ci provo e chi avrebbe mai detto che avrei dovuto compierne 40 prima che accadesse? Però ne è valsa la pena! Ho pubblicato due libri e con il libro di Natale ho anche potuto fare un firmacopie in un Mondadori store, altro sogno nel cassetto, e con l'altro ho vinto un premio letterario a cui hanno partecipato 220 persone. Altri sogni nel cassetto erano di diventare una specie di influencer per i disabili, non ci sono riuscita, però un qualcosina sto ottenendo! Daniele era il mio ragazzo e alla fine l'ho sposato e non avrei mai pensato di avere una figlia. Tra i diversi sogni c'è sicuramente quello di viaggiare il più possibile e poi chissà? Non c'è limite al sognare e all'esprimere desideri».
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Desidero pubblicamente ringraziare Tamara per avermi regalato questo suo libro, che non è solamente un racconto, ma è la storia della sua vita. Grazie cara Tamara per avermi fatto entrare nel tuo mondo, nella tua quotidianità sia col sorriso sia con la commozione; grazie per aver aperto il tuo cuore, grazie per aver espresso la felicità e il disappunto, la bellezza e la difficoltà della tua vita. Grazie infine, per questa meravigliosa intervista che abbiamo realizzato insieme perchè hai saputo veramente far emergere la persona che sei: allegra, solare, sempre vitale e sorridente e soprattutto spiritosa!
Ricordo a tutti che questo libro entrerà a far parte del mio progetto di BOOKCROSSING e FREELIBRARY per la città di MILANO e ne sono veramente entusiasta ed orgogliosa perché so che potrà regalare tanto a tutti coloro che avranno la fortuna ed il piacere di leggerlo!
Affettuosamente vostra,
Elena
@ilbellodelledonne_blog
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